“SOGNO DI EVELINA”
— Addio?Il treno si muoveva. Sembrava che quella di lei dovesse essere la cuccetta superiore, ma c’era una gran confusione su dove uno doveva dormire e con chi. Centinaia di uomini, donne, bambini, tutti i naufraghi di quel disgraziato esperimento, inclusi il signor Shawnessy, il “” perfessore “” e il Senatore si erano gettati alla caccia di un posto per dormire. Sembrava che quello fosse un grande esodo verso New York, proprio come il “” perfessore “” aveva detto nella sua lettera.– Suppongo – disse il signor Shawnessy, aiutandola a salire nella sua cuccetta – col tempo tutto il processo sarà controllato alla meglio di adesso. Ma sembra che il controllore abbia perduto la lista dei viaggiatori.In bianca camicia da notte, con i capelli sciolti, ella si afferrò alle sue mani.– Ho aspettato con fede il tuo ritorno, mio signore.Il treno rombava e gemeva passando come un proiettile lanciato a velocità pazzesca attraverso un paesaggio di prati, laghi, fiumi. Nel vagone semibuio e ondeggiante ella vide il viso amato e bellissimo e cercò di attrarlo nella cuccetta accanto a sé, ma c’era una gran confusione, perché scoprì che si trattava invece del viso del “” perfessore “”, che guardava intensamente il suo, e il cui fiato sibilante si cambiò nel fischio del treno, un melanconico suono di dolore e d’addio, di rinuncia, di femminile sconfitta e di ricordo dei giorni scomparsi e dei giardini sfioriti che una volta erano stati colmi d’estate… Addio…– Ross Lockridge
“SOGNO DI EVELINA”
“SOGNO DI EVELINA”