A Isfahan visitai una volta una bottega dove dinanzi a un grande telaio verticale una donna, con alla destra e alla sinistra tre giovinette, annodava un tappeto. Udire le parole di Cristina al Collegio di Musica o sull'Aventino non è che replica di quell'immagine, sorprenderla in bottega mentre con un gran foglio davanti annoda le frasi. Il nodo è un segreto di noi orientali, che così procediamo nel compiere la tela. Per questo, Lilla Cristina, la Sua opera ci appartiene. Ha rubato il nostro tempo, cioè il nostro computo del tempo − e così ci onora.
- Alessandro Spina
Parentesi sui ritratti. Deve vedere quello del conte Stauffenberg − ma la trascrizione è approssimativa, come quella dei nomi arabi −, il ""congiurato"" del 20 luglio 1944. Un viso che si legge e si medita come un libro. Ho mandato questo ritratto a un amico, come si segnala Törless: finestre che si aprono dinanzi a noi, dalle quali non si riesce più a staccarsi.
- Alessandro Spina
Parentesi sui ritratti. Deve vedere quello del conte Stauffenberg − ma la trascrizione è approssimativa, come quella dei nomi arabi −, il ""congiurato"" del 20 luglio 1944. Un viso che si legge e si medita come un libro. Ho mandato questo ritratto a un amico, come si segnala Törless: finestre che si aprono dinanzi a noi, dalle quali non si riesce più a staccarsi.
- Alessandro Spina
La Bruyère scrive:
«Celui qui n'a égard en écrivant qu'au goût de son siècle songe plus à sa personne qu'à ses écrits: il faut toujours tendre à la perfection, et alors cette justice qui nous est quelquefois refusée par nos contemporaines, la posterité sait nous la rendre».
Ecco un ritratto preordinato di Cristina. Quanto agli amici, è ovvio che sono i primi posteri.
- Alessandro Spina