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Eravi ancora presso la rocca un giardino, come chiamasi, pensile, il quale però fu costrutto non da Semiramide, ma da certo re assirio ne' tempi susseguenti, in grazia di una stia donna, la quale essendo, come dicono, originaria di Persia, e cercando tra montagne de' prati, chiese al re, che con piantamento artifiziale imitasse la natura del paese persiano. Perciò l'ameno giardino, ch'egli le costrusse, ebbe quattro plettri di lunghezza per ogni verso, e l'adito montano, ed ogni parte variati a forma di un teatro. Presso alla gradinata, espressamente fabbricata per ascendervi, incominciavano i volti sopra pilastri, che tutto sostenevano il piano del giardino; e questi volti ivano alzandosi gradatamente alcun poco, a tanto infine, che l'ultimo, alto cinquanta cubiti, corrispondeva all'ultima e più alta parte del giardino medesimo, che veniva ad essere a livello col circuito de' pìnacoli. Le muraglie con molta cura, rendute forti, erano grosse ventidue piedi, ed ogni sfogo aveva una larghezza di dieci. Sopra esse poi eransi tratti certi macigni a modo di travi, lunghi ognuno sedici piedi, compresa la parte ch'era incastrata nella muraglia, e grossi quattro. Sopra questi, che formavano il tetto riguardo agli archi sottostanti, e il pavimento riguardo al piano del giardino, primieramente si erano stese delle canne impiastrate di molto bitume; poi a doppia mano de' mattoni misti con gesso; poi infine uno strato di lamine di piombo; e tutto ciò perché l'umidità propria della terra, e l'acqua stessa non avesse a penetrare al fondo. Or sopra questo strato fa poscia messa terra a tanta profondità, che potesse bastare alle radici de'grandi alberi, che s'avea a piantarvi. E di fatti tutto il suolo fu riempiuto di piante d'ogni specie, le quali e per la grandezza, e per l'amenità meravigliosamente dilettassero chiunque le rimirava. Intanto i volti, di cui si è fatta menzione, siccome ricevevano luce per mezzo delle arcate che gradatamente s'alzavano, contenevano molte e diverse stanze reali; una delle quali in ispecie, corrispondente all'ultimo piano, aveva certe aperture o fori, ed istrumenti idraulici, con cui, senza che al di fuori alcuno veder potesse cosa facevasi, tiravasi su dal fiume quant'acqua sì volea.
- Diodoro Siculo

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Eravi ancora presso la rocca un giardino, come chiamasi, pensile, il quale però fu costrutto non da Semiramide, ma da certo re assirio ne' tempi susseguenti, in grazia di una stia donna, la quale essendo, come dicono, originaria di Persia, e cercando tra montagne de' prati, chiese al re, che con piantamento artifiziale imitasse la natura del paese persiano. Perciò l'ameno giardino, ch'egli le costrusse, ebbe quattro plettri di lunghezza per ogni verso, e l'adito montano, ed ogni parte variati a forma di un teatro. Presso alla gradinata, espressamente fabbricata per ascendervi, incominciavano i volti sopra pilastri, che tutto sostenevano il piano del giardino; e questi volti ivano alzandosi gradatamente alcun poco, a tanto infine, che l'ultimo, alto cinquanta cubiti, corrispondeva all'ultima e più alta parte del giardino medesimo, che veniva ad essere a livello col circuito de' pìnacoli. Le muraglie con molta cura, rendute forti, erano grosse ventidue piedi, ed ogni sfogo aveva una larghezza di dieci. Sopra esse poi eransi tratti certi macigni a modo di travi, lunghi ognuno sedici piedi, compresa la parte ch'era incastrata nella muraglia, e grossi quattro. Sopra questi, che formavano il tetto riguardo agli archi sottostanti, e il pavimento riguardo al piano del giardino, primieramente si erano stese delle canne impiastrate di molto bitume; poi a doppia mano de' mattoni misti con gesso; poi infine uno strato di lamine di piombo; e tutto ciò perché l'umidità propria della terra, e l'acqua stessa non avesse a penetrare al fondo. Or sopra questo strato fa poscia messa terra a tanta profondità, che potesse bastare alle radici de'grandi alberi, che s'avea a piantarvi. E di fatti tutto il suolo fu riempiuto di piante d'ogni specie, le quali e per la grandezza, e per l'amenità meravigliosamente dilettassero chiunque le rimirava. Intanto i volti, di cui si è fatta menzione, siccome ricevevano luce per mezzo delle arcate che gradatamente s'alzavano, contenevano molte e diverse stanze reali; una delle quali in ispecie, corrispondente all'ultimo piano, aveva certe aperture o fori, ed istrumenti idraulici, con cui, senza che al di fuori alcuno veder potesse cosa facevasi, tiravasi su dal fiume quant'acqua sì volea.
- Diodoro Siculo

Jerone circa il medesimo tempo cacciati avendo delle loro città i Catanesi, e i Nassj, mandò ad abitare in esse cinque mila uomini raccolti dal Peloponneso, ed altrettanti Siracusani; e a Catania mutò nome, dicendola Etna: a' nuovi abitanti della quale divise a sorte non il solo natural territorio, ma anche vasti tratti di campagne vicine, e ne portò gli abitanti al compiuto numero di dieci mila. Il che egli fece tanto per avere sempre in pronto contro ogni necessità che sopravvenisse, un buon soccorso, tanto perché ove fosse morto, potesse da città sì popolosa, che contava CCIↃↃ abitanti, avere gli onori conceduti agli eroi. Quelli poi, che cacciati avea da Nasso, e da Catania, mandò nella città de' Leontini; e fece comuni ad essi i diritti degli altri abitanti.
- Diodoro Siculo

Jerone circa il medesimo tempo cacciati avendo delle loro città i Catanesi, e i Nassj, mandò ad abitare in esse cinque mila uomini raccolti dal Peloponneso, ed altrettanti Siracusani; e a Catania mutò nome, dicendola Etna: a' nuovi abitanti della quale divise a sorte non il solo natural territorio, ma anche vasti tratti di campagne vicine, e ne portò gli abitanti al compiuto numero di dieci mila. Il che egli fece tanto per avere sempre in pronto contro ogni necessità che sopravvenisse, un buon soccorso, tanto perché ove fosse morto, potesse da città sì popolosa, che contava CCIↃↃ abitanti, avere gli onori conceduti agli eroi. Quelli poi, che cacciati avea da Nasso, e da Catania, mandò nella città de' Leontini; e fece comuni ad essi i diritti degli altri abitanti.
- Diodoro Siculo

È natural cosa, che tutti si risentano di quanto a loro vituperio venga detto: imperciocchè coloro medesimi i cui enormi peccati sono manifestissimi, se accada che tu ne li riprenda, fortemente si sdegnano, e cercano di sminuire con parole le colpe rinfacciate.
- Diodoro Siculo

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È natural cosa, che tutti si risentano di quanto a loro vituperio venga detto: imperciocchè coloro medesimi i cui enormi peccati sono manifestissimi, se accada che tu ne li riprenda, fortemente si sdegnano, e cercano di sminuire con parole le colpe rinfacciate.
- Diodoro Siculo

I Fenicii fino da remotissimi tempi a cagione di commercio intrapresero frequenti navigazioni; e perciò stabilirono molte colonie tanto in Africa, quanto in quelle parti d'Europa, che guardano all'occidente; e proseguendo in tale loro proposito, fatti già ricchi, presero a battere anche oltre le colonne d'Ercole le acque del mare che chiamasi oceano.
- Diodoro Siculo

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I Fenicii fino da remotissimi tempi a cagione di commercio intrapresero frequenti navigazioni; e perciò stabilirono molte colonie tanto in Africa, quanto in quelle parti d'Europa, che guardano all'occidente; e proseguendo in tale loro proposito, fatti già ricchi, presero a battere anche oltre le colonne d'Ercole le acque del mare che chiamasi oceano.
- Diodoro Siculo

Ne' susseguenti tempi poi i Cartaginesi, che tennero in loro dominio una parte dell'isola, non omisero di tributare spezial culto alla Dea; .
- Diodoro Siculo

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Ne' susseguenti tempi poi i Cartaginesi, che tennero in loro dominio una parte dell'isola, non omisero di tributare spezial culto alla Dea; .
- Diodoro Siculo

Minosse intanto, re de' Cretesi, che allora teneva l'imperio del mare, avendo inteso, che Dedalo era fuggito in Sicilia, prese a far guerra a quest'isola; e messa insieme una grande armata navale, provveduta di ogni occorrente cosa, andò ad approdare alla plaga del territorio agrigentino, che da esso lui poi chiamossi Minoa; e messe in ordine le truppe mandò a Cocalo, chiedendo che gli fosse consegnato Dedalo per essere fatto morire. Cocalo venuto a colloquio con Minosse si proferì pronto a fare quanto questi chiedeva, e con molta cortesia il blandi, sicché avendolo condotto al bagno, tanto il ritenne nella terma, che dal calor soverchio restasse soffocato; e ne diede poi il cadavere a Cretesi, dicendo lui esser morto per essere accidentalmente sdrucciolando caduto nell'acqua bollente. I Cretesi intanto, che da Minosse erano stati condotti in Sicilia, non avendo più re, vennero in discordia tra loro; e siccome le loro navi erano state incendiate dai Sicani sudditi di Cocalo, disperando di ritornare alla patria, stabilirono di abitare in Sicilia.
- Diodoro Siculo

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Minosse intanto, re de' Cretesi, che allora teneva l'imperio del mare, avendo inteso, che Dedalo era fuggito in Sicilia, prese a far guerra a quest'isola; e messa insieme una grande armata navale, provveduta di ogni occorrente cosa, andò ad approdare alla plaga del territorio agrigentino, che da esso lui poi chiamossi Minoa; e messe in ordine le truppe mandò a Cocalo, chiedendo che gli fosse consegnato Dedalo per essere fatto morire. Cocalo venuto a colloquio con Minosse si proferì pronto a fare quanto questi chiedeva, e con molta cortesia il blandi, sicché avendolo condotto al bagno, tanto il ritenne nella terma, che dal calor soverchio restasse soffocato; e ne diede poi il cadavere a Cretesi, dicendo lui esser morto per essere accidentalmente sdrucciolando caduto nell'acqua bollente. I Cretesi intanto, che da Minosse erano stati condotti in Sicilia, non avendo più re, vennero in discordia tra loro; e siccome le loro navi erano state incendiate dai Sicani sudditi di Cocalo, disperando di ritornare alla patria, stabilirono di abitare in Sicilia.
- Diodoro Siculo

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