La contraffazione, lo spasimo, il calvario dell'uomo, la sua stessa ironica o allegorica epoché, la sua poetica «denegazione» non sono ancora la morte definitiva di tutto quanto è umano, perché l'umano può chiedere all'arte, quando è arte, di dare testimonianza negativa di sé e proprio perché è negativa, questa può essere autentica testimonianza. Se l'allegoria – come pensa in fondo lo stesso Weidlé – è una figura-limite tra umano e disumano, precisamente per questo, lungi dal costituire un limite dell'arte, ne svela regioni ancora inesplorate, universi immaginari che ancora non sono divenuti parola.
- Ferruccio Masini
Toccare il sogno della sera con le dita del vento, aprendo uno ad uno i chiarori dei corimbi fino a raggiungere il varco nelle mura dove gli astri bagnano i prati notturni. Troverai lì i demoni irrigiditi dei desideri morti, i profili delle città distrutte e delle statue decapitate.
- Ferruccio Masini
non si può negare che entusiasmo e disperazione fossero appunto gl'ingredienti blasfemi del Nietzsche distruttore dei valori cristiani, del Nietzsche-Zarathustra, negatore di Dio e annunciatore dellÜbermensch. Ma non sono proprio questo entusiasmo e questa disperazione i modi nuovi di pensare il mistero del sacro? Non sono queste le forme di un oltrepassamento di una religio, intesa come sistema difensivo contro la follia? E non è in gioco proprio la follia nel Nietzsche ""mistico"" dei Ditirambi di Dioniso?
- Ferruccio Masini
In Ernst Jünger il collezionista, il botanico e l'entomologo s'incontrano con il metafisico: ma mentre i primi sono, per così dire, immersi nella fredda luce diurna, godono di un'ottica smaltata e tersa, sovranamente estranei alla bassura e alle bufere dell'esistenza, il secondo sembra affiorare dai chiarori diafani di un acquario con il silenzio estatico di chi ha percorso le profondità dei processi vitali, seguendo gli avvolgimenti labirintici e le trame sottilmente ambigue di misteriosi orrori e di malvagi destini.
- Ferruccio Masini
l'enigma del pathos vitale non poteva essere forzato in alcun altro modo se non attraverso una discesa nella profondità umana della miseria e nel dolore. Ma questo era necessario «perché – come scrisse Karl Kraus – in nessuno come in lui le strisce sanguinose lasciate dallo staffile dell'esperienza si sono trasformate in solchi aperti alla semina della poesia.
- Ferruccio Masini