“È lo scudetto più bello della rinascita post-Calciopoli? Ogni tifoso può avere la propria risposta: è ragionevole pensare che il primo di Conte, proprio per aver riportato la Juve là dove era prima del dramma, abbia avuto un sapore fortissimo; è altrettanto comprensibile che lo scudetto ""over 100"", nella sua sostanziale irripetibilità, abbia rappresentato qualcosa di speciale. Però giornalisticamente e statisticamente, questo quinto della serie è davvero il più incredibile, che ha smentito un secolo di statistiche: nessuno, nella storia era risalito dal baratro in cui era sprofondata la Juve d'inizio stagione; nessuno aveva mai infilato la stratosferica serie di 24 vittorie su 25 seguita a quell'avvio infelice; nessuno, nemmeno il grande Zoff, aveva saputo chiudere la sua porta tanto a lungo quanto il Buffon di questo campionato. Se è l'ombra ad esaltare la luce, se il piacere è più intenso se figlio di sofferenza, questo scudetto figlio della crisi iniziale, dovrebbe rappresentare una gioia abbagliante. E il semplice fatto di averci creduto nel pieno delle difficoltà è già stato qualcosa di eccezionale. A ribadire che le grandi squadre hanno bisogno di un leader di spogliatoio che incarni lo spirito della maglia: e, visto che siamo in Italia, se è italiano, meglio. Se è Buffon, è il massimo.”
“Quando la palla vola, provi gratificazione e innamoramento. E poi, giocando a golf, per male che ti vada sei in un posto bellissimo.”
“Se frequenti da vicino alcuni sport minori vedi ancora l'abnegazione, il sacrificio, la voglia di mettercela tutta... per esempio l'atletica, la ginnastica, la scherma. Ai grandi livelli tutto diventa show e business, mentre solo nello sport di base ci sono ancora valori di riferimento. Lì il premio è semplicemente divertirsi, mettersi in gioco con passione in una competizione leale. Il senso vero dello sport sta nel piacere di poterlo fare, una cosa bellissima che mi emoziona ancora.”
“Lui era stato il primo e vero artefice della ""sdrammatizzazione"" del calcio in tv. Con lui ho appreso l'importanza del mestiere dell'uomo di spettacolo che aveva trasferito con garbo, ironia e disincanto nelle domeniche, spesso eccessivamente turbolente, del pallone. Mi ha insegnato i ""tempi scenici"" dell'attore completo, il valore del parlato al momento giusto e anche l'importanza preziosa dei silenzi.”