“Il teatro è esplosione, segui il processo di estrinsecazione emotiva delle azioni nel momento in cui devi agire. Al cinema no, devi agire prima. Nel teatro devi commentare, formalizzare le azioni. Se lo fai al cinema diventa finto. Mi arrabbio con gli attori se cambia il patto collettivo di espressione che avevamo, se non fanno le cose sempre uguali. Accade perché ho un problema con la morte, il mio rapporto con la morte mi porta a volere che tutto sia perfetto, perché ho paura, non voglio morire. Un tentativo di fissare me stesso come una pietra. Forse molte mie cose finiranno con me e questa è la mia condanna. Ma la condanna è il teatro, l’arte più soggetta all’assenza di giudizio possibile, qualcosa di ingiudicabile, che magari è bello oggi e domani non lo sarà più, in cui però tutto deve avere un motivo, con delle regole precise, fisse. La verità che diventa forma inequivocabile ed esatta e il personaggio come strumento per raccontare l’umanità che vive nell’interprete, altrimenti è tutto inutile. Cercando di non fingere mai e di donarsi sempre. Perché, per me, un’altra cosa fondamentale è il dono, e manca troppo spesso.”
“è la scrittura che si indirizza e ti indirizza verso dove è necessario arrivare per esprimere ciò che si vuole esprimere.”
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“Il teatro è, oggi, l'unica assemblea democratica e l’unico luogo dove è possibile il rito.”
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